CAMMINIAMO INSIEME : I GIOVANI COME CHIESA NEL MONDO
FIORANO 9 MAGGIO 2010
Relazione iniziale del Vescovo :
Vivere nella Chiesa e con la Chiesa. Si può amare la Chiesa? Che cosa può dare?
E’ bello sperimentare la comunione nella Chiesa. L’apostolo Pietro (1 Pt 2,4-5) usa l’ immagine del tempio spirituale. Una pietra da sola non fa un tempio spirituale. Pietra viva è ognuno di voi e i singoli movimenti, ma occorre essere insieme per vedere tutto il tempio. Per essere unita l’una all’altra la pietra deve essere scolpita e levigata: non solo siamo chiamati ad amare ma anche a renderci amabili.
Ringrazio il Signore della multiforme grazia dei movimenti e associazioni : a Cesena dicevo che la mia sofferenza non è mettere insieme la diversità dei movimenti e associazioni ma non averli!
Partiamo dalle domande sul nostro essere Chiesa: come essere chiesa nel mondo? Perché stare nella chiesa? E’ possibile conoscere veramente Cristo senza la Chiesa?
Un giovane che vuole conoscere Cristo dove va ? di solito in parrocchia. Non va da un professore di teologia , ma va nella comunità parrocchiale. In fondo come posso incontrare in termini vivi una persona vissuta 2000 anni fa? Solo nella comunità. Questa è stata anche la esperienza di Paolo: Paolo perseguita i cristiani e lì trova Cristo perseguitato!
Paolo vive sulla via di Damasco un duplice shock : l’esperienza di Cristo vivo e non morto; l’identificazione di Gesù nei suoi, nei discepoli. L’idea di corpo-corporatività di un gruppo, di una comunità è pre-cristiana, era già esistente. Tuttavia nessuno si era spinto ad affermare l’idea di Corpo di Cristo : i discepoli come corpo in/di Cristo!
Bernanos, scrittore cattolico celebre, era critico verso la chiesa tuttavia diceva “Non riuscirei a vivere senza di essa!” ; Don Milani scriveva su riviste quali L’Espresso e la Nazione notoriamente molto critiche contro la Chiesa; di fronte alla richiesta del suo vescovo di sospendere la pubblicazione dei suoi articoli accettò, motivando la sua scelta nel fatto che solo nella chiesa, e mai lo avrebbe trovato su Espresso o altri giornali, poteva ricevere la cosa più preziosa e insostituibile per lui ; il perdono del Signore! Mons Cataldo Naro, vescovo di Moreale e figura di spicco nella CEI diceva che ad attrarre il nostro sguardo sulla Chiesa è la Grazia del Signore Gesù Cristo; è la grazia che fonda ogni aspetto buono della vita della chiesa : come non amare la Chiesa che è stata nostra madre nella fede e che costantemente ci porta a Cristo?”
Per definire la Chiesa dobbiamo cercare la definizione fuori di essa: è a partire dalla Trinità, dalla relazione trinitaria che rivela all’uomo il suo amore per lui che possiamo descrivere la chiesa! Guardandola dall’interno ne vediamo tutte le contraddizioni, le fatiche i problemi. Alla luce del mistero di Cristo che si rivela all’uomo ne ammiriamo la bellezza e la possibilità di contemplare l’ amore di cui è piena. E’ accompagnata da un Tu che non l’abbandona, che genera la passione educativa. La bellezza della Chiesa sta nella sua passione per l’uomo. Questo motiva lo stare nella chiesa e impegnarsi per essa.
Abbiamo pensato per questo convegno di lavorare su tre percorsi ecclesiali, centrali per la vita della chiesa:
- vocazionale ( alla ricerca del tuo posto nella chiesa)
- missionario (chiamati ad evangelizzare sulle strade della vita)
- affettivo (il percorso di crescita nell’amore)
1) percorso vocazionale
Prenderemo come spunto la figura di san Paolo. Tre sono stati i luoghi decisivi della vita di Paolo : Tarso, luogo di nascita crocevia delle principali culture del tempo ( greca, romana, medio-orientale); Gerusalemme ( la formazione di Paolo alla scuola della Parola di Dio di Gamaliele; la miglior formazione da buon fariseo); Damasco : a Damasco “nasce” l’apostolo Paolo ( il cammino di conversione in Cristo). Due sono le domande centrali che Paolo raccoglie lungo Damasco, e che noi raccogliamo nella nostra vita, lungo le strade che ci conducono alle nostre Damasco di conversione ( il testo di riferimento dei laboratori è Atti 22,3-16) : - chi sei tu? – che cosa debbo fare? La vera conversione non è possibile fuori dal dialogo, dal dialogo con Dio. Ciascuno di voi è, come Paolo, chiamato a riscrivere oggi, in una cultura diversa rispetto a quella di Gesù, la stessa vita di Cristo in lui.
Vi chiedo : quali sono i “cardini” dell’esperienza a Damasco? Che cosa significa vivere l’esperienza come vocazione? Quale rapporto tra vita come vocazione e la scoperta di una “vocazione particolare” ?
2) percorso missionario
andiamo a vedere come nasce la chiesa delle origini. Probabilmente è nata attorno a due eventi: l’esperienza straordinaria del Signore risorto; la comunicazione di questa esperienza. Da qui sorge la Chiesa. Notiamo che negli incontri che facciamo la cosa più efficace è la testimonianza di vita di un missionario! Quello sorprende, incuriosisce, affascina. La chiesa si mantiene viva non tanto attraverso organizzazioni pastorali e programmi, ma attraverso la comunicazione della fede. Ecco allora il problema di oggi : non siamo più capaci di contagiare altri alla fede! Non è più feconda la nostra vita di fede. Come contagiare? Con quale metodo?
Il brano che questo gruppo avrà come punto di riferimento, I discepoli di Emmaus ( Lc 24,13-35) è significativo: i due discepoli di Gesù stanno contagiandosi nell’angoscia e nel dispiacere e Gesù si loro compagno, camminando con loro e ascoltandoli riesce a cambiare i loro cuori. Questo è il metodo!Si interessa di loro. Come diceva il Papa : i giovani sono i primi evangelizzatori dei giovani! L’evangelizzazione sorge da li: suscitare un interesse, un fascino: perché ti comporti così? Il missionario è innanzitutto colui che suscita il mistero, delle domande di senso.
Le domande che lascio a questi gruppi sono : Come si caratterizza il cammino dei discepoli con e senza Gesù? Come caratterizzerei il “metodo di Emmaus” nell’evangelizzazione? I giovani come possono essere evangelizzatori dei giovani? Cosa vuol dire “fare” missione?
3) percorso di crescita nell’amore
Tra i diversi doni che riceviamo dalla Chiesa vi è quello dell’amore, della affettività: l’uomo è chiamato ad essere per e con l’altro. E’ bello riprendere la creazione di Adamo ed Eva, perché ci aiuta a vedere la profondità e la bellezza della chiamata alla reciprocità e complementarità della coppia. Il costato ( Adamo) alla ricerca della costola ( Eva) per completarsi e viceversa!
Le figure bibliche che vi aiuteranno in questo percorso sono Tobia e Sara ( Tobia 8,4-8), in particolare partendo dalla preghiera che formulano la prima notte di nozze.
Le domande che vi lascio sono queste :
- attraverso quali attenzioni e quali tappe matura la vocazione all’amore? Sentimenti,affettività,sessualità, come entrano nella maturazione dell’amore? L’amore va lontano se viene da lontano: quali atteggiamenti stanno alla base di un amore maturo? Verginità e matrimonio: come si rapportano tra loro? Quali aiuti trovi e quali vorresti dalla Chiesa in questo campo?
Lavori di gruppo ….
Ritorno in plenaria con le domande dei gruppi al vescovo
1° gruppo : quali passi occorre fare per costruire una vera comunità? Quali aspetti della vita del cristiano sono più incisivi, più preziosi per chi ci incontra? Come poter fare per vivere insieme i carismi diversi?
- per costruire una comunità autentica occorre radicare la propria esperienza attorno alla scelta di Gesù Cristo, fondando l’essere gruppo nella correlazione continua vita-vangelo, sostenuti dalla vita della chiesa, invocando l’aiuto del Signore nell’essere inviati, vivendo la propria esperienza di gruppo/movimento in comunione con gli altri gruppi. Il Momento principe attorno al quale trovarsi tutti è l’eucaristia. Inoltre vi sono altri momenti in cui si sperimenta come la dialettica unità-diversità non si risolve in rottura o uniformità ma in comunione, come troviamo al cap. 16 della lettera ai Romani ( tenetevi lontani da coloro che provocano divisioni, dice Paolo). Sono proprio i laici che assicurano la penetrazione del Vangelo in tutti gli ambienti di vita e in tutti le età. L’impegno della comunione si coltiva anche con appuntamenti insieme: ci vuole una progettualità comune entro la quale inserirvi le proprie peculiarità e carismi diversi. Uno degli appuntamenti diocesani da trovarci uniti è la veglia di Pentecoste, per esempio.
- Nel corso dei miei studi a Roma in pastorale giovanile ho affrontato i diversi modelli di pastorale giovanile succedutisi dal Concilio ad oggi. Nella misura in cui un modello nuovo è stato accolto, non è stato mai annullato totalmente il precedente, ma rinnovato e ripreso dal nuovo. I modelli pastorali di Chiesa-mondo possono poi variare da chiesa a chiesa: questo non deve scandalizzarci. Solo di fronte ai valori non negoziabili e ai punti saldi della nostra fede non possono esserci diversità, come ci ricorda sant’Agostino, ma al di fuori di questi ci può essere diversità. E’ importante che questa umanità faccia proprio, attraverso le diverse attitudini e carismi di ciascuno il volto di Cristo; il volto di Cristo passa in ogni persona in modo diverso: qualcuno ha più spiccato la sua carità, in un altro il suo ascolto, in altro la sua preghiera…il volto di Cristo rispetta la nostra diversità e ci aiuta ad assumere i tratti distintivi del cristiano e porta tutti ad essere accumunati dallo stesso desiderio : donare la vita! L’uomo porta in sé il carattere trinitario. Un giovane che si chiudesse dentro una esperienza di gruppo o parrocchiale e basta resterebbe mortificato. L’orizzonte è la diocesi e la diocesi deve avere il respiro della chiesa universale.
2° gruppo : quanto cambia l’evangelizzazione e l’essere evangelizzatori, in base ai tempi e alle culture ? cosa rende la evangelizzazione quel di più che non ci fa stancare di annunciare e testimoniare? Quali sono le cose che continueranno a metterci in crisi nel testimoniare ed annunciare il Signore?
- la comprensione del Vangelo cresce nel tempo . Paolo dice a Filemone : “accogli Onesimo come me stesso! Accoglilo come un fratello”. Noi ci stupiremmo oggi del fatto che Paolo non si ribelli alla schiavitù con rabbia; ma se ci portassimo a quei tempi rimarremmo invece molto più colpiti dal grande salto che Paolo fa fare ai cristiani ponendo lo schiavo Onesimo come fratello! E’ un salto enorme che mette al centro la dignità della persona su ogni altra cosa; tuttavia ad oggi i passi sono stati ancora più grandi e la schiavitù nei paesi occidentali è formalmente abolita. Occorre essere sempre attenti alla situazione delle persone che mi trovo davanti. Quando è l’amore che ti spinge non avverti la fatica e fai volentieri i passi che faresti fatca a fare se mancasse l’amore! Lo Spirito Santo che ti anima è costante nella vita e spesso sperimentiamo la bellezza di ciò che siamo grazie a Lui che parla in noi. I beni spirituali non sono come i beni terreni che donandoli ci impoveriscono: al contrario i primi donandoli ci arricchiscono!
- Non sono d’accordo con chi dice che Gesù è la risposta alle domande dell’uomo. In realtà Gesù ci mette in crisi e questo ci fa bene! La crisi è spesso un ottima cosa, intesa nella sua radice lessicale riporta all’opportunità che ci è data di crescere, di fare un passo avanti. Ci mette in crisi comprendere la nostra fragilità e il nostro limite, ma questo è benefico. Allora dobbiamo mantenerci sereni e accogliere i nostri limiti sapendoli affidare al Signore. Anche questa è una forma di amore! In fondo il Signore non ci ha chiamati a risolvere i problemi tutti ma a porre dei segni della sua presenza con la nostra vita e con le nostre scelte.
3° gruppo : quando lei eccellenza ha incontrato l’amore di Dio? Quali strumenti nuovi per accompagnare i giovani sia per rimanere come tralci uniti alla vite, attaccati alla vite?
- l’ho visto diverse volte nella mia vita: poco prima del sacerdozio lavorando con l’equipe diocesana dell’ACR ; mi sono chiesto : “ ma io come sto rispondendo a Dio?”. Ho scoperto quanto l’amore di Dio renda creativi. L’amore di Dio l’ho incontrato in Donata, una ragazza che seguivo….in un gruppo di suore a Lourdes che spingevano tutto il giorno le carrozzelle e alla fine della giornata erano tanto sfinite quanto contente… e altre volte. In tutte queste esperienze posso dire che la formazione cristiana è innanzitutto “nell’ordine degli affetti”! questi mi hanno fatto progredire nell’amore che mi è stato donato. Il 1° anello è l’amore che Gesù Cristo ha per te. “ Cerca di ravvivare l’amore della fede in te” dice san Paolo . Nell’ordine degli affetti è centrale l’amore di Cristo per me. Vivere relazioni in cui non dai informazioni sull’amore di Dio ma si percepisce che in quello che dici c’è la tua vita, allora si che si creano amicizie dell’anima.
Un gruppo di può formare attorno a tante motivazione di ordine diverso ( affetti, interessi, affinità..) ma ciò che tiene veramente uniti è la fede in Gesù Cristo. Bonhoffer diceva che la Chiesa è una comunità pneumatica non psichica . Lo strumento è questa consapevolezza, perché se è altro ciò che tiene uniti allora il gruppo si scioglie. I legami nella comunità vanno impostati a partire dalla pasqua di Cristo affinchè rimangano saldi per sempre. E’ come il movimento di sistole e diastole del cuore : “fraternità in missione !”: mi piace sottolineare questo breve slogan che racchiude il nostro essere cristiani. Fraternità: occorre trovarsi insieme per consolidare le motivazioni, che spingono poi a disperdersi ad essere inviati ( convocazione e missione sono i due tempi costitutivi della Chiesa tutta) La fraternità parte da questa domanda: Chi è mio fratello? E’ facile voler bene ad un lontano ma molto più difficile voler bene ad una persona che conosci molto bene i suoi difetti e le sue mancanze. Occorre mettere a prova la fraternità dentro la realtà di vita normale.