SPG on Facebook

CONVEGNO GIOVANI 2012

"Maestro buono che cosa devo fare per avere la vita eterna?"

di Elisa Cornia

Il 15 aprile presso la Parrocchia di Gesù Redentore si è tenuto il "Convegno Giovani" quest’anno nato dalla collaborazione di tutte le pastorali: Pastorale giovanile, Pastorale missionaria, Pastorale scolastica e universitaria, Pastorale della famiglia, Pastorale vocazionale, Caritas diocesana e C.S.I che con i loro vari doni e carismi affiancano i giovani nel cammino di crescita e di fede.

Centocinquanta giovani si sono riuniti intorno all’ arcivescovo Antonio Lanfranchi e ad un carissimo amico della Pastorale Giovanile, il vescovo di Palestrina don Domenico Sigalini, per rispondere alle domande profonde della loro giovinezza. Domande di fioritura che hanno bisogno del Maestro giusto per sbocciare: "Maestro buono che cosa devo fare per avere la vita eterna?". La domanda che il giovane ricco pone a Gesù ci ha guidati nel desiderio di far fiorire le relazioni, animare l'impegno e compiere in pienezza il tempo della vita declinato nelle dimensioni del lavoro e della festa.

Il nostro arcivescovo nel suo saluto iniziale ha accolto con grande riconoscenza i giovani della diocesi che ai suoi occhi hanno mostrato fedeltà e maturità nel rispondere agli impegni consegnati durante l'ultima GMG: la consapevolezza della responsabilità della vita, orientarsi ad essa come vocazione e la risposta alla chiamata verso la costruzione della fraternità sempre e in ogni contesto. E commentando il brano evangelico di Marco ha sottolineato l’importanza di far emergere l' aspetto spirituale dalla realtà concreta per conoscere in profondità ogni cosa ponendosi le domande fondamentali. Per avere risposte positive a queste domande è necessario cercare maestri buoni, stando alla larga dai "maestri del sospetto" che avanzano proposte seducenti presentandole come modernità e novità, ma che alla fine illudono e deludono. Il giovane ricco é un giovane in gamba, di buona famiglia, ma quando gli viene chiesto di passare dai servizi alla relazione, si paralizza. Un passaggio fondamentale nella ricerca della pienezza di vita per uscire dalla paralisi é la disponibilità a mettersi a servizio, anche con una certa criticità, per non correre il rischio di assolutizzare l'impegno separandolo dalla relazione con il Signore. Ed infine altro pilastro fondamentale è la testimonianza, poiché la Parola accompagnata dalla testimonianza ha una forza che conquista!

Il Vescovo Sigalini, partendo da un tema verso cui tutti dobbiamo tendere, quello del lavoro, nella sua relazione ha sottolineato come la disoccupazione giovanile dilagante sia segno che la comunità cristiana e la società devono rivolgere maggiore attenzione ai giovani contrastando la tendenza a sottovalutarli e a considerarli incapaci di prendere in mano la propria vita. Tema questo molto caro alla Diocesi di Modena che, attraverso la collaborazione della Pastorale giovanile, della Pastorale sociale del lavoro e della Caritas diocesana, da quest’anno aderisce al Progetto Policoro cercando di prevenire la dispersione scolastica e orientare i giovani a scelte lavorative-professionali consapevoli. La giovinezza, prosegue Sigalini, è speciale per la ricchezza di scoprire e programmare, assumere le prime decisioni della vita e i giovani non possono essere messi di fronte a scelte preconfezionate! Per questo, a suo parere, occorre recuperare i laboratori della fede istituti per la prima volta da Giovanni Paolo II durante la GMG a Tor Vergata nel Giubileo dell'anno 2000, che consentono percorsi di ricerca personale grazie all'apertura di spazi riservati all'ascolto e all’accoglienza dei giovani. Un primo laboratorio è quello che riguarda la domanda e la ricerca per scavare in profondità, in un cammino di dialogo e di crescita, che aiuta a tenere alti i desideri senza permettere di giocare al ribasso. Il dono della fede non è mai l'esito di un cammino graduale ma è l'irruzione di un dono che porta a scelte importanti. Un secondo laboratorio riguarda l'interpretazione della vita e qui accorrono in aiuto i santi, gli amici con i quali confrontarsi perché hanno già risposto di sì con la vita alla chiamata della fede. Un terzo laboratorio è quello dell'adesione e della festa, che invita ad un' adesione fedele alla propria vocazione, anche sofferta, ma decisa e felice. Comprende l'adorazione e la contemplazione, è la festa della quotidianità dei sentimenti e delle motivazioni rivisitate continuamente per tenere vivo l'incontro con il Signore. La provocazione del vescovo Sigalini è riecheggiata due volte nel salone di Gesù Redentore: "Siamo sentinelle del mattino o becchini del cimitero?". Gesù vuole la radicalità, non gli vanno bene le mezze misure e le melasse, nemmeno la discrezione dei sentimenti affettivi come quei tre giovani che antepongono le loro ragioni alla scelta di seguire il Signore quando incrocia le loro vite (Lc 9, 57-61).

Al termine della relazione sono seguiti i laboratori del pomeriggio condotti dalle varie pastorali che hanno visto la partecipazione attiva dei giovani convenuti suddivisi per fasce di età e per temi: la relazione, l’impegno e il tempo. Dopo la restituzione in plenaria, il vespro e la cena insieme, la giornata si è conclusa con il musical messo in scena dai giovani della parrocchia di Formigine che diretti dal parroco don Giuliano Gazzetti ed innanzi ad un’assemblea di più di seicento persone, hanno incarnato le pagine più belle del Vangelo e della nostra salvezza: "Resurrexit sicut dixit!". Solo da qui nasce la gioia piena. Ognuno di noi è chiamato ad avere una cura appassionata della Chiesa affinché i giovani possano incontrare Gesù Risorto e riconoscerlo come il Signore della vita.

CONVEGNO GIOVANI 2011

"LA GMG È FATTA ANCHE DA TE"

Domenica scorsa, 8 maggio, noi giovani, pellegrini alla prossima GMG di Madrid, ci siamo incontrati nuovamente in occasione del Convegno Giovani di Fiorano. In quell’occasione il nostro Arcivescovo Antonio ci ha rivolto alcune preziose parole, contenute in una lettera nella quale si rivolge personalmente a ciascuno di noi.

Ciò che ha voluto suggerirci, in vista della partenza che piano piano si avvicina, è innanzitutto un modo intelligente per preparare il nostro zaino. È ovviamente necessario inserire tutto ciò che ci serve, ma è bene anche lasciare un po’ di spazio vuoto che possa essere riempito con tutto ciò che il Signore, attraverso le persone che incontreremo, le catechesi e i momenti di incontro e di preghiera vorrà donarci. Lo zaino diventa, quindi, immagine del nostro cammino spirituale. È importante metterci dentro e portare con noi le nostre aspettative, i nostri sogni, le nostre paure per il futuro, i dolori e le gioie, insomma la nostra vita, così come si presenta in questo periodo; allo stesso tempo, però, non dimentichiamo di lasciare al Signore abbastanza spazio perché il suo Spirito possa agire in noi trasformandoci nel profondo. Il Signore vuole incontrarci nella nostra vita ordinaria, così come siamo. Senza vergognarci, allora, prepariamoci ad accoglierlo docilmente, disponibili ad ascoltare la sua voce e a compiere la sua volontà.

A quella dello zaino, si associa facilmente l’immagine del cammino, che il Vescovo ha considerato da due punti di vista. Il primo, più immediato, fa riferimento alla strada che fisicamente percorreremo: insieme alla gioia, non mancheranno la stanchezza e gli inevitabili disagi, ma tutto questo sarà sicuramente sopportabile se avremo ben chiara davanti a noi la meta, la ricerca di qualcosa di più grande. Ma il cammino è anche quello dell’uomo che s’inserisce in quello di Cristo. Il Vescovo ha sottolineato con forza che i due cammini non sono paralleli, e tantomeno contrapposti: Cristo è nell’uomo e l’uomo in Cristo. Chi segue Cristo, diventa più uomo, perché è Cristo la verità dell’uomo. Andare a Madrid, allora, sarà per noi un’esperienza umana, sì, ma unita all’esperienza di Cristo. Diceva il nostro amato Papa, il Beato Giovanni Paolo II: "Non abbiate paura di Cristo! Egli non toglie nulla e dona tutto. Chi si dona a Lui, riceve il centuplo".

Il Vescovo ci ha, poi, donato un’altra prospettiva nella quale vivere la GMG, quella della Chiesa. Spera che per noi tutti, l’incontro di Madrid sia una bella esperienza di Chiesa, nella quale sentirci sempre accolti e ‘a casa’. Il nostro Arcivescovo ci chiama a viverla come lo strumento privilegiato attraverso il quale incontrare Cristo, lo Sposo, nella persona del Papa, dei vescovi e dei sacerdoti. Il vescovo si augura, e ci augura, che la dimensione internazionale dell’incontro apra i nostri orizzonti, spronandoci a puntare a qualcosa di alto, di grande per la nostra vita.

Se sapremo vivere così questo importante momento di Chiesa, ci sarà più facile essere testimoni gioiosi del Signore Risorto sia una volta tornati a casa, sia nei giorni che passeremo in Spagna. La GMG, infatti, non è fatta solo per noi, ma anche da noi, che possiamo, con l’allegria tipica della nostra giovinezza essere un segno di speranza per quanti incontreremo. Non dimentichiamo, allora, di inserire nello zaino, insieme alle aspettative e ai timori, anche la consapevolezza della nostra capacità di donare tanto, di essere e di possedere una ricchezza che va condivisa con i fratelli.

CONVEGNO GIOVANI 2010

CAMMINIAMO INSIEME : I GIOVANI COME CHIESA NEL MONDO

Relazione iniziale del Vescovo :

Vivere nella Chiesa e con la Chiesa. Si può amare la Chiesa? Che cosa può dare?

E’ bello sperimentare la comunione nella Chiesa. L’apostolo Pietro (1 Pt 2,4-5) usa l’ immagine del tempio spirituale. Una pietra da sola non fa un tempio spirituale. Pietra viva è ognuno di voi e i singoli movimenti, ma occorre essere insieme per vedere tutto il tempio. Per essere unita l’una all’altra la pietra deve essere scolpita e levigata: non solo siamo chiamati ad amare ma anche a renderci amabili.

Ringrazio il Signore della multiforme grazia dei movimenti e associazioni : a Cesena dicevo che la mia sofferenza non è mettere insieme la diversità dei movimenti e associazioni ma non averli!

Partiamo dalle domande sul nostro essere Chiesa: come essere chiesa nel mondo? Perché stare nella chiesa? E’ possibile conoscere veramente Cristo senza la Chiesa?

Un giovane che vuole conoscere Cristo dove va ? di solito in parrocchia. Non va da un professore di teologia , ma va nella comunità parrocchiale. In fondo come posso incontrare in termini vivi una persona vissuta 2000 anni fa? Solo nella comunità. Questa è stata anche la esperienza di Paolo: Paolo perseguita i cristiani e lì trova Cristo perseguitato!

Paolo vive sulla via di Damasco un duplice shock : l’esperienza di Cristo vivo e non morto; l’identificazione di Gesù nei suoi, nei discepoli. L’idea di corpo-corporatività di un gruppo, di una comunità è pre-cristiana, era già esistente. Tuttavia nessuno si era spinto ad affermare l’idea di Corpo di Cristo : i discepoli come corpo in/di Cristo!

Bernanos, scrittore cattolico celebre, era critico verso la chiesa tuttavia diceva "Non riuscirei a vivere senza di essa!" ; Don Milani scriveva su riviste quali L’Espresso e la Nazione notoriamente molto critiche contro la Chiesa; di fronte alla richiesta del suo vescovo di sospendere la pubblicazione dei suoi articoli accettò, motivando la sua scelta nel fatto che solo nella chiesa, e mai lo avrebbe trovato su Espresso o altri giornali, poteva ricevere la cosa più preziosa e insostituibile per lui ; il perdono del Signore! Mons Cataldo Naro, vescovo di Moreale e figura di spicco nella CEI diceva che ad attrarre il nostro sguardo sulla Chiesa è la Grazia del Signore Gesù Cristo; è la grazia che fonda ogni aspetto buono della vita della chiesa : come non amare la Chiesa che è stata nostra madre nella fede e che costantemente ci porta a Cristo?"

Per definire la Chiesa dobbiamo cercare la definizione fuori di essa: è a partire dalla Trinità, dalla relazione trinitaria che rivela all’uomo il suo amore per lui che possiamo descrivere la chiesa! Guardandola dall’interno ne vediamo tutte le contraddizioni, le fatiche i problemi. Alla luce del mistero di Cristo che si rivela all’uomo ne ammiriamo la bellezza e la possibilità di contemplare l’ amore di cui è piena. E’ accompagnata da un Tu che non l’abbandona, che genera la passione educativa. La bellezza della Chiesa sta nella sua passione per l’uomo. Questo motiva lo stare nella chiesa e impegnarsi per essa.

Abbiamo pensato per questo convegno di lavorare su tre percorsi ecclesiali, centrali per la vita della chiesa:

    - vocazionale ( alla ricerca del tuo posto nella chiesa)

    - missionario (chiamati ad evangelizzare sulle strade della vita)

    - affettivo (il percorso di crescita nell’amore)

    1) percorso vocazionale

Prenderemo come spunto la figura di san Paolo. Tre sono stati i luoghi decisivi della vita di Paolo : Tarso, luogo di nascita crocevia delle principali culture del tempo ( greca, romana, medio-orientale); Gerusalemme ( la formazione di Paolo alla scuola della Parola di Dio di Gamaliele; la miglior formazione da buon fariseo); Damasco : a Damasco "nasce" l’apostolo Paolo ( il cammino di conversione in Cristo). Due sono le domande centrali che Paolo raccoglie lungo Damasco, e che noi raccogliamo nella nostra vita, lungo le strade che ci conducono alle nostre Damasco di conversione ( il testo di riferimento dei laboratori è Atti 22,3-16) : - chi sei tu? - che cosa debbo fare? La vera conversione non è possibile fuori dal dialogo, dal dialogo con Dio. Ciascuno di voi è, come Paolo, chiamato a riscrivere oggi, in una cultura diversa rispetto a quella di Gesù, la stessa vita di Cristo in lui.

Vi chiedo : quali sono i "cardini" dell’esperienza a Damasco? Che cosa significa vivere l’esperienza come vocazione? Quale rapporto tra vita come vocazione e la scoperta di una "vocazione particolare" ?

2) percorso missionario

andiamo a vedere come nasce la chiesa delle origini. Probabilmente è nata attorno a due eventi: l’esperienza straordinaria del Signore risorto; la comunicazione di questa esperienza. Da qui sorge la Chiesa. Notiamo che negli incontri che facciamo la cosa più efficace è la testimonianza di vita di un missionario! Quello sorprende, incuriosisce, affascina. La chiesa si mantiene viva non tanto attraverso organizzazioni pastorali e programmi, ma attraverso la comunicazione della fede. Ecco allora il problema di oggi : non siamo più capaci di contagiare altri alla fede! Non è più feconda la nostra vita di fede. Come contagiare? Con quale metodo?

Il brano che questo gruppo avrà come punto di riferimento, I discepoli di Emmaus ( Lc 24,13-35) è significativo: i due discepoli di Gesù stanno contagiandosi nell’angoscia e nel dispiacere e Gesù si loro compagno, camminando con loro e ascoltandoli riesce a cambiare i loro cuori. Questo è il metodo!Si interessa di loro. Come diceva il Papa : i giovani sono i primi evangelizzatori dei giovani! L’evangelizzazione sorge da li: suscitare un interesse, un fascino: perché ti comporti così? Il missionario è innanzitutto colui che suscita il mistero, delle domande di senso.

Le domande che lascio a questi gruppi sono : Come si caratterizza il cammino dei discepoli con e senza Gesù? Come caratterizzerei il "metodo di Emmaus" nell’evangelizzazione? I giovani come possono essere evangelizzatori dei giovani? Cosa vuol dire "fare" missione?

3) percorso di crescita nell’amore

Tra i diversi doni che riceviamo dalla Chiesa vi è quello dell’amore, della affettività: l’uomo è chiamato ad essere per e con l’altro. E’ bello riprendere la creazione di Adamo ed Eva, perché ci aiuta a vedere la profondità e la bellezza della chiamata alla reciprocità e complementarità della coppia. Il costato ( Adamo) alla ricerca della costola ( Eva) per completarsi e viceversa!

Le figure bibliche che vi aiuteranno in questo percorso sono Tobia e Sara ( Tobia 8,4-8), in particolare partendo dalla preghiera che formulano la prima notte di nozze.

Le domande che vi lascio sono queste :

- attraverso quali attenzioni e quali tappe matura la vocazione all’amore? Sentimenti,affettività,sessualità, come entrano nella maturazione dell’amore? L’amore va lontano se viene da lontano: quali atteggiamenti stanno alla base di un amore maturo? Verginità e matrimonio: come si rapportano tra loro? Quali aiuti trovi e quali vorresti dalla Chiesa in questo campo?

Lavori di gruppo ….

Ritorno in plenaria con le domande dei gruppi al vescovo

1° gruppo : quali passi occorre fare per costruire una vera comunità? Quali aspetti della vita del cristiano sono più incisivi, più preziosi per chi ci incontra? Come poter fare per vivere insieme i carismi diversi?

- per costruire una comunità autentica occorre radicare la propria esperienza attorno alla scelta di Gesù Cristo, fondando l’essere gruppo nella correlazione continua vita-vangelo, sostenuti dalla vita della chiesa, invocando l’aiuto del Signore nell’essere inviati, vivendo la propria esperienza di gruppo/movimento in comunione con gli altri gruppi. Il Momento principe attorno al quale trovarsi tutti è l’eucaristia. Inoltre vi sono altri momenti in cui si sperimenta come la dialettica unità-diversità non si risolve in rottura o uniformità ma in comunione, come troviamo al cap. 16 della lettera ai Romani ( tenetevi lontani da coloro che provocano divisioni, dice Paolo). Sono proprio i laici che assicurano la penetrazione del Vangelo in tutti gli ambienti di vita e in tutti le età. L’impegno della comunione si coltiva anche con appuntamenti insieme: ci vuole una progettualità comune entro la quale inserirvi le proprie peculiarità e carismi diversi. Uno degli appuntamenti diocesani da trovarci uniti è la veglia di Pentecoste, per esempio.

- Nel corso dei miei studi a Roma in pastorale giovanile ho affrontato i diversi modelli di pastorale giovanile succedutisi dal Concilio ad oggi. Nella misura in cui un modello nuovo è stato accolto, non è stato mai annullato totalmente il precedente, ma rinnovato e ripreso dal nuovo. I modelli pastorali di Chiesa-mondo possono poi variare da chiesa a chiesa: questo non deve scandalizzarci. Solo di fronte ai valori non negoziabili e ai punti saldi della nostra fede non possono esserci diversità, come ci ricorda sant’Agostino, ma al di fuori di questi ci può essere diversità. E’ importante che questa umanità faccia proprio, attraverso le diverse attitudini e carismi di ciascuno il volto di Cristo; il volto di Cristo passa in ogni persona in modo diverso: qualcuno ha più spiccato la sua carità, in un altro il suo ascolto, in altro la sua preghiera…il volto di Cristo rispetta la nostra diversità e ci aiuta ad assumere i tratti distintivi del cristiano e porta tutti ad essere accumunati dallo stesso desiderio : donare la vita! L’uomo porta in sé il carattere trinitario. Un giovane che si chiudesse dentro una esperienza di gruppo o parrocchiale e basta resterebbe mortificato. L’orizzonte è la diocesi e la diocesi deve avere il respiro della chiesa universale.

2° gruppo : quanto cambia l’evangelizzazione e l’essere evangelizzatori, in base ai tempi e alle culture ? cosa rende la evangelizzazione quel di più che non ci fa stancare di annunciare e testimoniare? Quali sono le cose che continueranno a metterci in crisi nel testimoniare ed annunciare il Signore?

- la comprensione del Vangelo cresce nel tempo . Paolo dice a Filemone : "accogli Onesimo come me stesso! Accoglilo come un fratello". Noi ci stupiremmo oggi del fatto che Paolo non si ribelli alla schiavitù con rabbia; ma se ci portassimo a quei tempi rimarremmo invece molto più colpiti dal grande salto che Paolo fa fare ai cristiani ponendo lo schiavo Onesimo come fratello! E’ un salto enorme che mette al centro la dignità della persona su ogni altra cosa; tuttavia ad oggi i passi sono stati ancora più grandi e la schiavitù nei paesi occidentali è formalmente abolita. Occorre essere sempre attenti alla situazione delle persone che mi trovo davanti. Quando è l’amore che ti spinge non avverti la fatica e fai volentieri i passi che faresti fatca a fare se mancasse l’amore! Lo Spirito Santo che ti anima è costante nella vita e spesso sperimentiamo la bellezza di ciò che siamo grazie a Lui che parla in noi. I beni spirituali non sono come i beni terreni che donandoli ci impoveriscono: al contrario i primi donandoli ci arricchiscono!

- Non sono d’accordo con chi dice che Gesù è la risposta alle domande dell’uomo. In realtà Gesù ci mette in crisi e questo ci fa bene! La crisi è spesso un ottima cosa, intesa nella sua radice lessicale riporta all’opportunità che ci è data di crescere, di fare un passo avanti. Ci mette in crisi comprendere la nostra fragilità e il nostro limite, ma questo è benefico. Allora dobbiamo mantenerci sereni e accogliere i nostri limiti sapendoli affidare al Signore. Anche questa è una forma di amore! In fondo il Signore non ci ha chiamati a risolvere i problemi tutti ma a porre dei segni della sua presenza con la nostra vita e con le nostre scelte.

3° gruppo : quando lei eccellenza ha incontrato l’amore di Dio? Quali strumenti nuovi per accompagnare i giovani sia per rimanere come tralci uniti alla vite, attaccati alla vite?

- l’ho visto diverse volte nella mia vita: poco prima del sacerdozio lavorando con l’equipe diocesana dell’ACR ; mi sono chiesto : " ma io come sto rispondendo a Dio?". Ho scoperto quanto l’amore di Dio renda creativi. L’amore di Dio l’ho incontrato in Donata, una ragazza che seguivo….in un gruppo di suore a Lourdes che spingevano tutto il giorno le carrozzelle e alla fine della giornata erano tanto sfinite quanto contente… e altre volte. In tutte queste esperienze posso dire che la formazione cristiana è innanzitutto "nell’ordine degli affetti"! questi mi hanno fatto progredire nell’amore che mi è stato donato. Il 1° anello è l’amore che Gesù Cristo ha per te. " Cerca di ravvivare l’amore della fede in te" dice san Paolo . Nell’ordine degli affetti è centrale l’amore di Cristo per me. Vivere relazioni in cui non dai informazioni sull’amore di Dio ma si percepisce che in quello che dici c’è la tua vita, allora si che si creano amicizie dell’anima.

Un gruppo di può formare attorno a tante motivazione di ordine diverso ( affetti, interessi, affinità..) ma ciò che tiene veramente uniti è la fede in Gesù Cristo. Bonhoffer diceva che la Chiesa è una comunità pneumatica non psichica . Lo strumento è questa consapevolezza, perché se è altro ciò che tiene uniti allora il gruppo si scioglie. I legami nella comunità vanno impostati a partire dalla pasqua di Cristo affinchè rimangano saldi per sempre. E’ come il movimento di sistole e diastole del cuore : "fraternità in missione !": mi piace sottolineare questo breve slogan che racchiude il nostro essere cristiani. Fraternità: occorre trovarsi insieme per consolidare le motivazioni, che spingono poi a disperdersi ad essere inviati ( convocazione e missione sono i due tempi costitutivi della Chiesa tutta) La fraternità parte da questa domanda: Chi è mio fratello? E’ facile voler bene ad un lontano ma molto più difficile voler bene ad una persona che conosci molto bene i suoi difetti e le sue mancanze. Occorre mettere a prova la fraternità dentro la realtà di vita normale.